La pittura di Enrico
Di Tommaso si configura nel genere astratto, arricchita dalla
presenza dell'elemento geometrico nelle opere meno recenti, più libera
da schemi e da contorinifigurali in quelle degli ultimi anni. È un
tipo di linguaggio, in cui l'emozione e la sensazione si identificano
con diverse realtà, in cui la mente e l'interiorità dell'Artista comandano
istantaneamente la mano dell'Artista e lo spingono a deporre sulla
superficie pittorica le impressioni ricevute dal suo stato d'animo.
Una pittura profonda, quindi, che ha bisogno di essere letta "fra
le righe" e nello stesso tempo è semplicemente una serie d'immagini
dove c'è necessità, da parte dell'osservatore, di riflettere a lungo
i suoi possibili contenuti ma di essere colpiti interiormente dalla
moltitudine delle sensazioni. Enrico Di Tommaso dipinge di getto,
trasmettendo in ogni sua opera il vigore della sua pittura e caricando
dal punto di vista emotivo ogni sua creazione; l'evocazione dell'inconscio
e del suo animo sensibile, sono le due costanti da cui la sua opera
non si distacca mai, dove la pennellata violenta e l'esultanza del
colore, la sua vita, trovano la giusta dimensione e collocazione.
Possiamo dire che in queste opere è presente lo scontro tra formale
ed informale, tra decisione della linea e colore gettato istintivamente
sulla tela, tra decisione e indecisione. Un linguaggio pittorico,
in pratica, che rivela d'essere il risultato autentico non di una
meditazione ma di un'ispirazione, ciò che dovrebbe essere l'Opera
d'arte, la registrazione del sentimento eletto dell'Artista.
Ciò risulta particolarmente importante per un tale tipo di linguaggio,
è la coincidenza dell'atto del creare con l'agire, con l'essere, esplorando
le possibilità espressive della materia che l'artista manipola e trasforma
in oggetto d'arte, il colore, nel momento in cui viene usato, diventa
materia e il segno viene scoperto nei suoi valori, non più costitutivo
di forme o di immagini.
Il gesto del dipingere deve essere qui inteso non come semplice atto
automatico ma come estensione diretta sul quadro dell'esperienza dell'Artista;
l'opera e l'Artista diventano così un tutto unico in cui espressione
artistica e ideazione si compenetrano, si uniscono.
Il linguaggio di Di Tommaso può essere analizzato benissimo in maniera
cronologica, rivelando così una continuazione logica nell'evoluzione
del metodo pittorico e nella trasformazione "naturale" della forma
e della materia pittorica. Infatti, se osserviamo le opere di qualche
anno fa e le opere più recenti, potremo subito notare come precedentemente
l'Artista fosse più legato al concetto di forma, come ogni colore
possedesse la propria collocazione e il proprio luogo, inscritto e
racchiuso da una linea.
Nelle ultime opere, Di Tommaso esce fuori dalla costrizione del limite
formale, sostenendo il bisogno di esprimere ancora più liberamente
e fuori da qualsiasi schema la propria espressione ed emotività; un
percorso che svela la propria costanza e il proprio svolgimento naturale
delle cose, ascoltando unicamente l'inconscio umano e artistico dell'attore.
Una delle opere più "libere" e rilevanti la piena gestualità e l'istintività
dell'Artista, è un acrilico del 1984, che porta il titolo "Tango argentino",
una serie di impressioni che "vive" sulla superficie e attraverso
la forte presenza del colore e la sua forza, provoca vibrazioni coloristiche
e formali infinite.
La pittura di Enrico Di Tommaso va, quindi, al di là di qualsiasi
suggerimento formale, e la sua intenzione è solo quella di trasmettere
sensazioni provate dall'Artista e la cui origine e il cui significato
possono essere modificati infinitamente; sensazioni la cui forza d'animo
e la cui carica emozionale non potranno mai cambiare identità.
(Carlo Occhipinti)
… Enrico Di Tommaso in queste sue realizzazioni eseguite su carta,
con maestria ed estro, narra attraverso il colore le sue intuizioni
della realtà che mostra di saper dominare riducendola all'essenziale…..
L'appropriato uso dello spazio e la varietà cromatica evocatrice di
aspetti della natura, di ricordi personali, sono le caratteristiche
particolari delle sue opere…..
I quadri del pittore di Tivoli hanno una caratteristica, un denominatore
comune: il pathos dei colori, il quale pur non annullando completamente
la forma, il tratto grafico (e qui si riconosce la lezione degli Impressionisti
e dei post Impressionisti) trionfa in tutta la sua pienezza e in tutta
la sua forza, in una vasta gamma di tonalità.
Di Tommaso mostra una notevole sensibilità e una facilità creativa
nelle nature morte, le quali privi completamente della glacialità
di questo genere di composizioni, risultano animate da un "èlan vital"
interiore, il quale dà loro movimento e ritmo.
… I guazzi di Enrico Di Tommaso, espressione di un astrattismo lirico,
sentito e sincero, dicono però soprattutto stati d'animo, servendosi
di segni grafici e incorporei, che sovente si risolvono in riuscite
di colori in assoluta libertà compositiva …
(Augusto Orsi)
… La sua vita è rimasta quella di un solitario alla ricerca di una
personale risposta al problema di una nuova arte pittorica, una via
che dall'Impressionismo al post Impressionismo della sua gioventù
lo ha portato verso l'arte non figurativa… … Senza, in generale, lasciare
o abbandonare gli elementi primitivi dell'inconscio, una sintesi infine
della lingua pittorica, che ogni artista ha a sua disposizione, compreso
la scrittura propria…
Di Tommaso lavora molte tecniche, spesso miste, fino ad inserire collages
ed elementi senza mai lasciarsi cadere in un vuoto estetico e senza
lasciarsi in qualche modo influenzare da una o più correnti di moda…
Così è arrivato ad esprimere un'arte lirica-astratta di grande intensità
e inventiva…
senza tante difficoltà si potrebbe mettere le sue composizioni (altri
titoli non usa) tra gli affreschi dei suoi predecessori italiani,
malgrado una grande differenza di tecnica e di forme espressive che
ci potrebbero essere…
(H. Redeker Kunst)
... si vede Di Tommaso occupato con monotipi e collages
… questa ultima tecnica diventa per lui capacità espressiva che entro
l'arte non figurativa ha trovato un suo stile personale che attrae
soprattutto per il senso e sensibilità coloristica.
(Giornale di Sittard)
Pittore di una certa esperienza, che dalla natia Tivoli ha trovato,
in Amsterdam, una specie di città d'adozione, e certamente s'è fatto
intaccare da una punta di razionalismo germanico. E la sua tela si
presenta infatti assai costruita. … gli si guardano volentieri i fiori
e le nature morte, dove ha modo di esprimersi secondo i ritmi sui
propri, di instaurare dei rapporti cromatici fondati sulla misura,
su una specie filosofar di colori piuttosto che dietro la scorta di
fantasiosi richiami.
E con questo non si mette aventi che DI Tommaso non operi secondo
fantasia. Ma appare abbastanza chiaro che il suo è un fantasticare
di rapporto, sia per ciò che concerne il colore, come per ciò che
riguarda la rispondenza tra figura e figura o di volume a volume.
E quando, obbedendo a questa sua naturale coscienza, l'artista si
muove in una zona di paese, allora la sua tela si presenta particolarmente
vibrata, e il sua paesino pare che assecondi una specie di ritmo ascendente
e come un moto che affonda o si erige verso richiami lontani …
È comprensibile che Di Tommaso s'abandoni, talvolta al richiamo di
un ritmo improvviso, accarezzi un'illusione di concludere e di scalzare
d'impeto certe sue costruzioni di paese …
E invece ragione e misura sono le sue armi veraci, il clima in cui
l'artista ispira e dispone in armonie forme e colori. Anche in un
suo studio di nudi vive arguto così, si sbilancia svelto e deciso
in una scala di rispondenze e rapporti.
(Carlo Fumagalli)
Quello che si avverte nella pittura di Di Tommaso è la localizzazione
storica, ossia un legame al Novecento Francese per rapporti grafici
e coloristici. E colore e segno presentano un procedimento di analisi
formale rispondente a stati s'animo. Così nel "paesaggio" come nella
"natura morta" c'è quasi una fusione oggettiva strutturalmente astratta
e tale fissaggio storico e culturale è tanto controllato da esprimere
un equilibrio ideale che va oltre l'estetica corrente. Questo artista
possiede timbri di colore che affidati ad una costante interiore danno
identificazione ad un magma di emozioni categoriali della vita quotidiana
alle quali la realtà è solo un pretesto. Siamo di fronte ad una viva
e penetrante voce pittorica che risponde ad una percezione di esperienze
fondamentali sul segno, sul colore e sulla tecnica mista. Si riconosce
una posta espressiva propria di un artista il cui senso e carattere
pittorico delineano una personalità distinta e precisa. Quali vie
siano quelle future di una pittura è sicuramente avvertibile in una
componente di rivalutazione di tutto l'arco storico che va dall'Impressionismo
fino ad oggi della pittura figurativa con una possibile accentuazione
su un fauvismo interiore e quindi più analitico.
(Ubellino Cecchinato)
Quando gli capita di essere di ritorno nel suo paese d'origine, l'Italia,
dopo un po' di tempo, è spinto dal desiderio di tornare in Olanda.
Così Enrico Di Tommaso da molti anni fa la spola tra Amsterdam e diverse
città italiane, da solitario, difficilmente ascrivibile a qualche
gruppo artistico, ma approdato, ne corso del tempo, ad una autentica
maturità di pittore e disegnatore. Un europeo individualista che attinge
da una grande tradizione pittorica mediterranea e che si alimenta
nelle proprie emozioni e della esperienza che la vita quotidiana gli
offre. Dal 1958 lavora ad Amsterdam in un isolamento relativo e rimanendo
ben informato sugli sviluppi delle arti contemporanee. Resta però
con le sue proprie concezioni sulle forme e sui colori, sui materiali
da usare come mezzo espressivo, che si è rivelato un artista nella
cui "tavolozza", dai toni personali, le sue opere astratte ed informali
sembrano intinte. Chi scorre l'elenco delle mostre di Enrico Di Tommaso
si accorge che ha esposto abbastanza regolarmente sia nell'Italia
del Nord che in Olanda….
Nel frattempo nel nostro Paese ha partecipato alle mostre annauli
nel Museo d'arte moderna facendosi spesso notare con opere che dimostravano
come avesse trovato un rapporto personale con l'arte lirico-astatta
del dopo guerra, che era vissuta come spirituale avventura personale
che attingeva le proprie radici nelle idee di libertà di certi artisti
che si erano messi a dipingere dopo il 1945. Che Di Tommaso si sia
trovato in Olanda fin dall'inizio della sua carriera artistica, è
dovuto al fatto che egli si era stabilito ad Amsterdam fin dal 1958
dove alla ricerca del proprio indirizzo artistico, era entrato in
contatto con artisti olandesi. Il risultato fu che si iscrisse all'Accademia
delle Arti e dei Mestieri di Amsterdam.
… le sue ultime mostre hanno avuto luogo presso la Galleria Zuid (1984)
ed ora presso l'Istituto Italiano di Cultura. La mostra presso l'Istituto
Italiano presenta un po' tutte le discipline nelle quali Di Tommaso,
nel corso degli anni, si è espresso: disegni, gouaches e tecniche
miste del periodo 1970-1985. Egli è tornato recentemente dall'Italia
dove si reca tre volte all'anno e dove, a Cannero Riviera, ha il suo
studio nel quale produce la maggior parte dei suoi lavori. Ha portato
con sé alcuni lavori recenti che si possono ammirare nell'esposizione.
Talvolta gli capita di dipingere gouaches ad Amsterdam che evocano
il paesaggio italiano, mentre i suoi lavori fatti in Italia sono spesso
ispirati al paesaggio olandese. Il trait-d'union è costituito, si
potrebbe dire, da Di Tommaso stesso.
(Fans Duister, Istituto Italiano di Cultura
per i Paesi Bassi, Amsterdam)
Un pittore cromaticamente intenso, dotato di una carica emotiva di
primo ordine e di una altrettanto vivida dote fantasiosa, avvertibile
nel "mixage" di sensazioni rese con il colore intelligente dosato.
Eppure, Di Tommaso sa anche muoversi con disinvoltura in una figurazione
che non ha nulla di astratto, di improvvisato, ma propone un linguaggio
dinamico e sempre sincero, frutto di una genuinità che fugge l'astruso
o il pressappochismo, per fissarsi saldamente ad una interpretazione
che si fa comprendere a prima vista. Dote, quest'ultima, che molti
suoi colleghi più o meno che vanno per la maggiore possiedono.
(Pino Zanchi). |